Disabili.com

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Roberto Bonaldi

27/07/2015

Suono da vedere e da toccare: per i sordi l'idea di una startup

Piccoli dispositivi inviano segnali visivi su smartphone e tablet, e vibrazioni su un braccialetto. Il progetto di un gruppo di studenti universitari italiani, già vincitore di programmi per nuove imprese.

Lo squillo del telefono. Il suono del campanello. L’avviso del forno o di qualsiasi altro elettrodomestico. Segnali sonori diversi, ma con un elemento in comune: chi è sordo non li può sentire. Ci sono, certo, strumenti per risolvere la situazione. In questo panorama di proposte, ora è in fase di sviluppo un sistema che promette di distinguersi da quelli attualmente in commercio facendo da “orecchio” in maniera più pratica ed economica. Il tempo di rifinirlo, e poi sarà disponibile al pubblico.

COME FUNZIONA - Il progetto si basa su delle placchette: collocate sulle diverse fonti sonore, quando recepiscono un segnale acustico avvisano l’utente. Lo fanno attraverso messaggi via smartphone e tablet, ma anche facendo vibrare un apposito braccialetto, comodo e resistente all’acqua. Soluzione, quest’ultima, adatta in particolare a chi non ha tanta dimestichezza con tavolette e telefoni evoluti da configurare. Se invece si è pratici con il mondo delle app è possibile dare a ciascuna placchetta anche un nome, così da riconoscere in maniera distintiva l’origine di ogni segnale.

GLI IDEATORI - L’idea si chiama IntendiMe: il nome, che si pronuncia “Intendimi”, gioca combinando riferimenti all’inglese e al sardo. Arrivano infatti dall’Università di Cagliari gli inventori del nuovo dispositivo. C’è chi è fresco di laurea, e chi è prossimo al traguardo della tesi. Da studenti universitari a fondatori di una startup il passo è breve: l’incontro lo scorso ottobre durante “Contamination Lab” un’iniziativa avviata nell’ateneo sardo e che promuove nuove idee di impresa. L’obiettivo è incoraggiare i partecipanti, provenienti da diversi percorsi di studio, a proporre soluzioni con cui risolvere problemi del quotidiano. Si forma così il team di IntendiMe: c’è Giorgia Ambu, che arriva dalla facoltà di Economia; Antonio Pinese, iscritto a Informatica; e c’è chi studia Lettere antiche, ovvero Alessandra Farris. È lei la capofila del progetto: conosce bene la direzione da dargli, visto che i suoi genitori sono sordi. Il coinvolgimento degli altri partecipanti del gruppo è subito grande: comincia un fitto lavoro di ricerche, studi, approfondimenti sul tema della sordità. «Per loro è stata una scoperta, e lo è tuttora. Sono molto coinvolti. Amano fortemente il progetto quanto lo amo io», commenta sodisfatta Alessandra. Grazie al supporto della sede di Cagliari dell’Ente Nazionale Sordi, si preparano i questionari, corredati da video in Lis, e si raccolgono interviste a potenziali utenti. Un lavoro che si estende ben al di fuori della città, riuscendo a coinvolgere altre associazioni del mondo. Dalle risposte raccolte, il gruppo capisce di essere sulla strada giusta. Le conferme arrivano anche dall’approdo tra i finalisti all’Innovaction Lab 2015, iniziativa per lo sviluppo di startup. E ora il gruppo lavora a Roma: ha passato infatti la selezione per il TIM #WCap, programma che punta ad accelerare nuove imprese. Il dispositivo si arricchisce così di ulteriori funzioni, e continua il suo percorso di perfezionamento. Dopo altri test e l’avvio di una campagna di crowd funding, con l’obiettivo di raccogliere fondi per cominciare la produzione, si prevede la messa in vendita dell’apparecchio nel 2016.

UTILITA’ ESTESA - «Indipendenza e sicurezza sono le nostre parole chiave per questo progetto - sottolinea Alessandra – Ogni singolo dispositivo in effetti rileva qualsiasi suono, si può portare con sé e usare in diversi ambienti, perché non è ingombrante. È quindi ideale anche in vacanza, o in ufficio». Uno strumento che può essere d’aiuto anche per chi è sordocieco, grazie ai segnali ricevuti con il braccialetto sotto forma di vibrazioni. E' utile anche a chi sente: «Pensiamo ad esempio a chi ascolta la musica con le cuffie – aggiunge l’ideatrice - E poi i dispositivi possono essere utili anche come sistema di allarme: se attaccati a porte e finestre, avvisano nel caso in cui un ladro tenti di entrare in casa».

PRIME REAZIONI - «Inizialmente i miei genitori non avevano capito bene a cosa stessi lavorando per così tante ore. In effetti il progetto richiedeva e richiede tuttora molto impegno - racconta Alessandra - Quando poi i miei hanno visto il prodotto e il suo funzionamento, sono rimasti colpiti. Non vedono l’ora di averlo, e così anche i loro amici. E poi ci arrivano mail con domande su quando inizia la commercializzazione». Prioritario per il team, però, è l’aspetto sociale legato al progetto: l’abbattimento dei confini tra chi sente e chi no. «Qualche mese fa ho letto un articolo su un signore sordo che, non avendo sentito il medico della visita fiscale suonare il campanello, ha preso una multa. Situazioni del genere non devono succedere più», commenta Alessandra. Il gruppo, poi, sostiene la squadra della Nazionale italiana volley femminile sorde, protagonista di recente degli europei a Parigi, e qualificata per le prossime Deaflympics del 2017. La volontà di mettersi in gioco, dunque, come ideale tratto d’unione tra questa squadra e quella di IntendiMe.

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